.: Le nostre storie :.

Il camp 2014: il racconto di chi c'era

Per esperienza personale, affrontare il camp (soprattutto per la prima volta) comporta vivere tantissime emozioni differenti e complementari allo stesso tempo. Prima di tutto, arrivano l'ansia e la preoccupazione: di vivere un'esperienza completamente nuova e diversa dalla "routine" che si crea durante la stagione sportiva; di non sapere come e se, per qualche ragione, il modo con cui gli allenatori si approcciano a indirizzarti verso il tuo obiettivo (conquistare il posto da titolare o anche solo imparare la giusta tecnica per un movimento corretto) possa cambiare; non sapere quanto impegno sia necessario chiedere al proprio corpo ma soprattutto alla propria mente.
Passati i primi momenti di disorientamento, si ha la sensazione di venire trasportati in una dimensione composta da poche cose essenziali. In quei 5 giorni capisci veramente quanto conti per te giocare a pallavolo e quanto sacrifici sei disposto/a a chiedere a te stesso/a. Se mi dovessero chiedere "É pesante il camp?", beh sicuramente risponderei di si.

In alcuni momenti assomiglia ad un "piccolo" massacro. In altri ha la capacità di farti completamente perdere la fiducia in te stesso/a. In altri ancora ti fa pensare di smettere di giocare a pallavolo perché "questo sport non fa per me". Ha, però, anche la capacità (se così si può definire) di farti sentire quell'atleta che molte volte hai desiderato essere; di farti sentire veramente potente, invincibile, inarrivabile; di farti dire "è vero, questa è la mia passione ed è per dimostrare a tutti chi sono e di cosa sono capace che sono qui e mi alleno ogni giorno".
Andare al camp ti fa capire che quelli che fino a poco tempo prima erano i tuoi limiti, il punto massimo che potevi raggiungere. Limiti che possono essere superati grazie alla consapevolezza che non sarà quell'errore, quel movimento sbagliato, quell'allenamento andato male a fermare te e la tua voglia di entrare e aggredire le avversarie.
Inoltre, mai come in quei momenti, ti rendi conto come tutte quelle persone che vedi costantemente in palestra siano una grande famiglia. Sono persone di cui ti puoi fidare. Sono amici con cui scherzare. Sono adulti con cui parlare di cose più serie o chiedere consigli. Sono sorelle che ti sosterranno sempre e in ogni situazione e che se stai crollando, probabilmente se ne renderanno conto prima di quando lo faccia tu e saranno pronte, in ogni istante, a riportarti su col morale. Lo sport della pallavolo è una giostra di emozioni che ti porta in basso, nel buio ma quando risali ti accorgi che fare questo sport non è solo divertimento e fatica ma anche una continua acquisizione di insegnamenti che ti miglioreranno come atleta ma soprattutto come persona.

Martina Aprile

Da atlete a aiuto allenatrici. Parola di Giulia, Chiara e Alessia

L'esperienza di aiuto allenatrici è stata, per noi, molto positiva; grazie ad essa abbiamo avuto la possibilità di ripercorrere momenti significativi del nostro vissuto sportivo e speriamo di aver trasmesso alle giovani atlete la voglia, la grinta e l'impegno necessari per poter praticare la pallavolo con la dovuta dedizione.
Ringraziamo Walter, Rosy, Franco e tutta la società per la fiducia che ci hanno dimostrato nel corso dell'anno e per averci dato la possibilità di vedere, anche alla nostra giovane età, la pallavolo da un'altra prospettiva.

Chiara & Giulia Coppola e Alessia Camparmò